mirko lamberti - amico

006 – Caro amico ti scrivo …

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

Comincia così la splendida canzone di Lucio Dalla intitolata “L’anno che verrà” tratta dell’album Caro amico ti scrivo del 2002. Sono passati tanti anni e ancora si sente parlare di scrivere all’amico immaginario. Sembra strano, vero? Sembra una cosa da matti … o persone con “a beautiful mind“. Eppure questa cosa di scrivere all’amico immaginario può essere molto più seria e redditizia di quanto non si possa – appunto – immaginare.

Blog 101 da Zero a Eroe – Giorno 6

Il post di oggi verte su un argomento che a prima vista potrebbe sembrare banale e mettere un po’ in imbarazzo se affrontato con superficialità, ma che potrebbe anche essere fonte di grande interesse e grande guadagno se applicato al marketing digitale. Ma, prima, come è consuetudine, la consegna di oggi e lo svolgimento.

Ecco la consegna di oggi: pubblica un post per il tuo lettore immaginario e includi un nuovo elemento che ti riguarda.

mirko lamberti - a beautiful mindInsomma, debbo parlare di me a qualcuno che non so nemmeno se esiste … e mi vuole ascoltare. Sì, perché io posso immaginare il mio lettore ideale – o ancora meglio i miei lettori ideai – , ma se lui (o lei) (o loro) non vuole ascoltarmi e leggere con passione tutto quello che scrivo?

Vabbeh dai, sto scherzando. Diciamo che prendo il mio lettore immaginario di luna buona e che voglia ascoltare tutto quello che ho da dirgli. Ti racconterò un poù di me ed aggiungerò effetti speciali per rendere più accattivante il racconto.

Blog 101 da Zero a Eroe – Giorno 6 – Svolgimento

Lucio Dalla era un simpatico personaggio, bassino se posso permettermi e, a mio avviso, sempre sorridente. Ebbi la fortuna di incontrarlo solo una volta in tutta la mia vita, passeggiando in Piazza Maggiore a Bologna in un pomeriggio di primavera. Niente di particolare, ci siamo solo incrociati. Lui stava camminando nella mia direzione ed io nella sua. Naturalmente, con tutto la mia estroversione ed esuberante capacità di coinvolgere il pubblico, l’unica cosa che ho fatto è stata salutarlo e tirare dritto. Nemmeno una foto. All’epoca (correva l’anno 1998) non c’erano gli smartphone ed io avevo appena comprato il mio fantastico Nokia 5110, il mio primo cellulare, senza fotocamera, senza app di Facebook, senza le mappe e, cosa forse inconcepibile per alcuni ai giorni nostri, con un’ottima ricezione e chiarezza di telefonate praticamente in qualunque luogo.

Lui, incrociandomi, ha semplicemente risposto con un sorridente “Buongiorno” e, giustamente, non mi ha fermato per chiedermi un autografo. Il ricordo quindi è piacevole, anche perché le canzoni che ascoltavo e ascolto del grande Lucio, sono bellissime.

spotify:track:2wBEncHlmDQEyXHkiei0CZ

Tra le altre cose era l’epoca in cui stavo svolgendo il servizio militare nell’arma dei Carabinieri, grande cosa. Comando Regionale dell’Arma dei Carabinieri Emilia Romagna, una casermona piena di divise con vari compiti che andavano dal nucleo radio mobile ai vari uffici dell’amministrazione di tutte le varie stazioni sul territorio, alla cucina per ufficiali e sottufficiali a quelli deputati a creare nuove barzellette. Io sono passato dalla cucina all’ufficio alla ronda notturna nel servizio antiprostituzione. Spero di aver dato anche il mio contributo nel reparto barzellette, così da poter dire di aver svolto un servizio veramente completo.

Lì ho avuto la fortuna di conoscere un grande collega nonchè carissimo amico: Nunzio. I momenti pesanti del lavoro quotidiano svanivano in poco tempo ed il lavoro scorreva tranquillo. Bei momenti, e bei ricordi.

Per chi non lo sapesse, i carabinieri sono a conoscenza di più barzellette sui carabinieri di chiunque altro. Serissimi quando si parla di sequestri o prostituzione o altre cose che “non fanno bene” alla società e altrettanto cordiali e alla mano quando ci si rilassa e si sta in compagnia. Naturalmente dipende poi da caso a caso, un po’ come dire che gli italiani sono tutti “brava gente” …

Bene, questo post sarà dedicato quindi al mio amico non immaginario Nunzio 🙂 Magari un giorno leggerà (o magari domani proprio, visto che potrei anche avvisarlo hehe) e si farà due risate.

Il “lettore immaginario”, per chi scrive un post per la prima volta, aiuta a mantenere l’attenzione concentrata. E’ più difficile distrarsi se hai qualcuno a cui parlare, e visto che il cervello “non riconosce” gli input che arrivano dall’esterno da quelli che induciamo noi, l’aiuto può essere molto più che teorico.

Ma come questo può tornare utile nel marketing digitale – o meglio, nel marketing in generale – visto che qua abbiamo detto fin dal primo post che ci vogliamo occupare di marketing applicato al mezzo digitale?

Lo studio della persona – il tuo cliente ideale

Arriviamo alla seconda parte del post dove introdurrò un argomento, il più possibile legato all’argomento del post, prendendo spunto da quello che ho studiato e sto studiando a riguardo.

L’argomento di oggi è la persona (in inglese) intesa come “cliente ideale” ovvero la descrizione del personaggio immaginario che più riflette le caratteristiche del cliente obiettivo al quale vogliamo proporre un prodotto.

Prima di questo una piccola introduzione. Per poter vendere un prodotto una tra le regole d’oro di marketing dice più o meno che

“un prodotto non deve solo essere buono, deve anche sembrare buono”

Questo significa che oltre al fattore prodotto, un ruolo molto importante è giocato dall’offerta/presentazione/comunicazione che a questo viene associata per poter essere immesso sul mercato. Per non dilungarmi troppo su tutti i fattori, vorrei portare l’attenzione al fattore comunicazione. Per poter proporre un prodotto ad un potenziale cliente, bisogna parlare la sua stessa “lingua”, usare le immagini che lui ha in testa e fare esempi presi dal suo quotidiano, così da fargli apprezzare il prodotto e farlo “comprare” già con la mente.

Sì Mirko, ma che c’entra questo con la persona? Ho un prodotto, lo spiego e chi lo vuole se lo prende.

Esatto, alla fine è più o meno così. Ma chi ti dice che il cliente non compri il prodotto di un tuo concorrente magari ad un prezzo differente (non importa se più caro o più economico) piuttosto che da te? Se tu riesci a comunicare alla persona quello che vuole sapere nella maniera migliore per poterglielo far comprendere, allora sei un passo avanti.

Detto questo, e rimarcato che il prodotto deve essere buono e non ingannare i clienti, lo studio della persona praticamente riguarda la creazione di un profilo il più possibile completo di una persona veramente finta (o fintamente vera) (o verosimigliante) con tutte le caratteristiche che riusciamo a trovare, da come è fatta a come si veste, a che lavoro fa, dove e come vive fino a che cosa pensa. Questo aiuterà moltissimo nella comunicazione a partire dallo stile fino alla scelta dei contenuti.

Ma, Mirko, ma se il mio prodotto si può adattare a un target più ampio? Semplice, farai più studi di persona e produrrai più contenuti con stili e tagli differenti. L’importante è che siano coerenti tra loro, altrimenti rischi di creare confusione più che altro.

Per poter creare la persona ideale, ti riporto alcune domande alla quali puoi rispondere. Più sarai dettagliato e più facile sarà per te creare banner e articoli.

Mirko, scusa un’altra domanda, ma se il profilo è tutto inventato, non è che magari la persona vera poi non esiste e non vendo niente a nessuno? Il rischio in effetti c’è. In realtà il processo non è una cosa statica che una volta fatta rimane lì e basta. Tu cominci con una serie di caratteristiche e crei il tuo “cliente immaginario” poi in base ai feedback valuti se alcune caratteristiche corrispondono oppure no, se cose che hai inserito sono differenti o meno, e da “cliente immaginario” arrivi ad un “cliente ideale” con tutte le caratteristiche. Il “cliente reale”, quello che ti troverai davanti al momento della vendita, sarà un mix di alcune caratteristiche che hai sfruttato per la tua comunicazione (e che costituiscono i tuoi “punti di contatto”) ed altre caratteristiche proprie di quella persona.

Veniamo alle domande.

Il mio “cliente immaginario” – Come è?

Riporto qua alcune delle domande prese da una dispensa di George Olsen (leggi l’articolo completo qua) e dal simulatore di HubSpot.

  • Nome e Cognome – inventa un nome e cognome
  • Fotografia – prendi una fotografia di un volto che ti ispira
  • Caratteristiche Geografiche – possono essere interessanti per studiare , tra le altre, la situazione politica e ambientale, usi e costumi
    • stato
    • città e quartiere
    • clima e caratteristiche del posto
  • Caratteristiche Demografiche – compiliamo la carta d’identità di questa persona
    • età
    • genere
    • quanti sono in famiglia
    • in che stadio si trova della famiglia (è giovane, mezza età, figlio, genitore, single/sposato/divorziato, ecc.)
    • quanto guadagna
    • in che tipo di abitazione vive (casa, appartamento, in affito, di proprietà)
    • tipo di occupazione
    • livello di studi
    • religione, etnia o razza (da usarsi con cautela per non produrre un’ondata di critiche – a meno che non sia quello che si vuole)
    • nazionalità
  • Profilo psicologico – basato sulla classe sociale, stile di vita e caratteristiche della personalità
    • classe sociale, determinata da una serie di fattori che includono occupazione, salario, educazione, ecc.
    • gruppo sociale, come aspiranti modelle, influencers, ecc.
    • ruolo sociale in rete, basato principalmente sulle conoscenze più che sulle capacità; può suddividersi in:
      • connettore centrale – connesso a tante persone in un network informale
      • ambasciatore – rappresenta un po’ gli occhi e le orecchie di un gruppo per il resto del mondo
      • informatore – connessa a vari sotto-network ai quali non ha collegamenti diretti ma ne rappresenta un cardine
      • specialista periferico – persona la cui esperienza gioca un ruolo vitale ma che opera nella periferia del network
    • personalità e auto-immagine – come compulsiva, gregario, autoritario, ecc.
    • credenze – descrive pensieri e idee nelle quali si crede basate su credenze reali, opinioni, fatti
    • attitudini – portano a valutazioni favorevoli o sfavorevoli riguardo la valutazione di un oggetto o idea
    • accettazione del nuovo
    • motivazioni nello stile di vita
    • stile di vita
    • interessi e hobbies
    • giornali, magazine, programmi TV o radio, ecc.
  • Profilo Web
    • possesso e utilizzo dell’online – spesso può essere un indicatore di tecnologia
    • quantità di utilizzo dell’online – ore al giorno/settimana/mese
    • tipo di utilizzo – social media, email, file sharing, ecc.
    • velocità della connessione
    • tipo di periferica – computer o cellulare o tablet
    • specifiche del browser – più che altro per capire come sviluppare la comunicazione su un sito web
    • comportamento online – individuare specifici comportamenti può diventare molto utile per veicolare il messaggio tra i diversi media

La lista continua con le relazioni nei confronti del lavoro, specifici obiettivi e attitudini, ecc.

Per evitare di elencare in maniera pedissequa i contenuti del documento di George Olsen, ne consiglio vivamente la lettura qualora si volesse realizzare veramente un profilo completo. Anche solo per iniziare, può essere utile scorrere un po’ tutte le domande e rispondere a quelle che si riesce. Per le altre è bene sapere cosa viene chiesto e non preoccuparsi tanto per la risposta. C’è un vecchio detto (orientale credo) che dice che lasciando la domanda aperta, la risposta prima o poi arriva.

Bene, credo sia tutto per il mio post di oggi. Siamo a quasi duemila parole. Voglio diventare eroe presto 🙂

Un forte abbraccio e … al prossimo post.

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